Lavoro in agenzia viaggi da più di dieci anni.
So già chi entra solo per sentirsi importante.
Tipo quello dell’altro giorno: camicia bianca, orologio grosso, tono da capo ufficio anche se stava parlando di ferie.
Mi siede davanti e parte subito con:
“Voglio qualcosa di esclusivo. Non robe da booking o quelle fregature online.”
Perfetto, penso.
Gli propongo un tour ben curato in Grecia, hotel boutique, traghetti comodi, escursioni private.
Il tutto costruito su misura.
Mi ascolta, scuote la testa.
“No no. Lì ho già visto tutto. Troppo turistico.
Facciamo Minorca. Ma niente villaggi, niente italiani. Solo gente bella, ma discreta.”
Già qui capisco dove andremo a parare.
Gli cerco una struttura perfetta: piccolo hotel adults only, affacciato sul mare, no animazione, volo diretto.
Lui sbuffa.
“Vabbè, ma mille euro? Io ne spendo 700 massimo. Con colazione. E magari anche spa.”
Gli spiego che per quelle cifre deve tagliare qualcosa.
Mi dice che non capisco il mercato. Che lui “ha contatti”.
Che “quelle cifre le trovi, se sai cercare”.
Gli sorrido.
Gli faccio firmare la scheda informativa.
Poi gli dico che proverò a “fare il possibile”.
Nel pomeriggio lo richiamo.
Gli dico che ho trovato una soluzione entro budget:
– appartamento spartano
– volo con scalo
– spiaggia a 20 minuti a piedi
– ma hey, 698 euro.
Entusiasta, prenota subito.
“Sapevo che bastava insistere.”
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