Era lunedì mattina, di quelli in cui la prima cosa che vendi è un caffè al distributore automatico.
Poi è entrata lei.

Sui cinquant’anni, decisa, tacchi ben piantati, taccuino in mano e uno sguardo da persona che “ha fatto le sue ricerche”.
Diceva di cercare un’auto nuova, affidabile, compatta ma con spazio, alta ma che non sembri un SUV, silenziosa ma “che si senta” quando parte.
Fin qui, tutto nella norma.

Dopo quaranta minuti di schede tecniche, confronti tra modelli e frasi come:
“Questo è troppo grigio”
“Quell’altro mi pare arrogante”
“E questo ha i fari… troppo convinti”
ci fermiamo davanti a un modello che sembra finalmente convincerla.

Lo osserva, apre lo sportello, si siede dentro, accende il quadro strumenti.
Fa un cenno soddisfatto.

Poi si blocca.
Mi guarda e dice:
“Un attimo, chiamo mio marito.”

Tira fuori il telefono, parte una videochiamata.
“Amò, guarda che macchina. Ti piace?”
Il marito, inquadrato dal basso, risponde:
“Carina, sì.”

Poi lei ruota la videocamera e inquadra… il cane.
“Whisky, amore, tu che dici?”

Il cane guarda. Ringhia piano.