Interno di una ferramenta. Banco, scaffali pieni di viti, bulloni, rondelle e sogni infranti.
Dietro al banco, il Commesso. Entra il Cliente, stringendo in mano una minuscola scatolina.
Cliente (entrando, serio come se stesse entrando in un museo):
Buongiorno.
Commesso (sorridendo):
Buongiorno! Mi dica pure.
Cliente (aprendo la scatolina con solennità):
Sto cercando una vite. Ma non una qualunque.
Questa. (tira fuori una vite come fosse l’anello del potere)
Commesso (prende la vite, la osserva):
Mh. M4, passo standard, niente di strano. Vado a prendergliela.
Cliente (deciso):
Aspetti. Deve essere esattamente come questa.
Commesso (tornando con una confezione):
Eccola qua. Identica.
Cliente (la prende, la osserva, la annusa quasi):
No.
Non è la stessa.
Commesso (perplesso):
Guardi che è uguale.
Cliente (scuote la testa):
No no… la mia è più…
(gesticola vagamente)
…più “giusta”.
Commesso (cerca di restare calmo):
Ma ha la stessa misura. Stesso filetto. Stesso materiale.
Cliente:
Sì, ma…
(pausa drammatica)
la mia “entra meglio”.
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