Mi si avvicina e fa:
“Buongiorno, cerco un cane.”
“Ok! Che taglia aveva in mente?”
“Piccolo. Ma non troppo piccolo. Diciamo… che non si noti.”
“Scusi?”
“Un cane tranquillo. Che non abbaia. Che non perde pelo. Che non puzza. Che non fa bisogni. Che non mangia tanto. E che si può lasciare da solo anche tre giorni.”
“Ah… quindi… un peluche?”
“No, un cane vero. Ma semplice.”
A quel punto gli spiego che nessun cane è un soprammobile, che anche quelli piccoli richiedono attenzioni, passeggiate, affetto.
Lui ci pensa.
Fa due passi nel negozio, guarda un acquario con i pesci rossi, poi si gira e dice:
“Ma questi nuotano da soli?”
“Sì.”
“E non abbaiano?”
“No.”
“E vivono da soli se uno va in ferie?”
“Se ha un timer per il cibo, anche una settimana.”
Mi fa cenno con la testa, convinto.
“Allora facciamo così: mi dia un pesce. Ma di quelli intelligenti.”
“…intelligenti?”
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