Oggi avevo un buco tra due appuntamenti, e come spesso accade… è entrato uno “senza appuntamento ma con le idee chiare”.
Almeno così ha detto.
Trent’anni circa, voce da podcast motivazionale.
Dice:
“Voglio un tatuaggio che rappresenti il mio percorso.”
“Perfetto, ha qualcosa in mente?”
“Sì… no… cioè, ne ho molti.”
Tira fuori il telefono.
Inizia a mostrarmi immagini salvate.
Un’ancora. Un drago. Una bussola. Il simbolo dell’infinito. Una fenice. Una frase di Vasco. Un mandala.
E una fetta di pizza. Non scherzo.
Provo a guidarlo:
“Vuole qualcosa di simbolico, minimalista, o un pezzo più illustrato?”
“Tutte e tre. Ma piccolo.”
“Dove?”
“Non lo so. Dove sento.”
Passiamo mezz’ora così.
Ogni cinque minuti cambia idea:
– prima vuole il drago
– poi solo la coda del drago
– poi una zampa di lupo
– poi un’onda giapponese
– poi una scritta che dice “resilienza”, ma scritta in cirillico perché “ha più energia”
Alla fine disegno un concept semplice: una bussola stilizzata con le iniziali dei genitori.
Lo guarda. Fa una pausa lunga.
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