Lavorare in farmacia significa vedere di tutto. Gente che entra con ricette sbagliate, persone che ti chiedono farmaci senza sapere come si chiamano (“Mi dia quella pillola bianca che prende mia zia”), ma soprattutto esperti di medicina improvvisati.
Oggi entra una signora sulla sessantina, occhiali sul naso, aria determinata. Si avvicina al bancone con il passo di chi ha già deciso cosa vuole.
“Salve, mi dia un antibiotico.”
“Ha la ricetta del medico?”
Lei mi guarda come se avessi detto un’eresia. “No, ma tanto lo so quale mi serve.”
“Signora, senza ricetta non posso darle un antibiotico.”
“Ma io ho già preso questo, so che funziona!”
“Capisco, ma comunque serve la prescrizione. È la legge.”
Si spazientisce. “Eh, sempre ‘sta legge! Ma scusi, se so che funziona, perché devo andare dal medico? Lui che ne sa più di me sul mio corpo?”
Sto per rispondere con calma, quando tira fuori la perla delle perle:
“E comunque non è che lo voglio per me. Lo prendo per sicurezza, così ce l’ho a casa.”
Rimango un attimo in silenzio, cercando di elaborare l’assurdità della frase.
“Signora… gli antibiotici non si prendono ‘per sicurezza’.”
“Eh, ma metti che mi viene un’infezione di notte?”
“Allora si va dal medico il giorno dopo.”
Lei incrocia le braccia. La sfida è aperta.
“Va bene, allora mi dia qualcosa di naturale, ma che funzioni come un antibiotico.”
Ora la guardo io come se avesse detto un’eresia.
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