Cliente (sui 50, molto seria):
“Salve, mi serve qualcosa per l’intestino. Ma non cose che agiscono troppo.”

Io:
“In che senso?”

Cliente:
“Nel senso che vorrei qualcosa che funzioni, ma che se poi decido di non prenderlo, è come se non l’avessi preso.”

Io:
“…Quindi qualcosa che funziona ma reversibile?”

Cliente:
“No, no. Niente effetti collaterali. Né visibili né invisibili. Né subito, né in futuro. Né sopra né sotto.”

Io:
“Posso consigliarle un fermento lattico delicato?”

Cliente:
“Mmm… ma non mi fa diventare dipendente? Perché una volta ho preso una vitamina C e poi, per due giorni, mi sentivo troppo piena di energia. Tipo arrogante.”

Io (fermo, cercando di restare calmo):
“Questo è più equilibrato, non agisce sull’umore.”

Cliente:
“Bene. Lo prendo. Ma lo tengo in borsa qualche giorno. Così si abitua a me.”

Ha pagato in contanti.

L’ha messo in borsa con delicatezza.

L’ho invidiato un po’. Io non tratto così bene nemmeno i miei amici.