Entra una signora con un cagnolino di piccola taglia, tutto infiocchettato, vestito meglio di me.
Saluta, fa un sorriso e attacca subito:

“Vorrei fargli scegliere il gioco che preferisce. È importante che decida lui.”

“Certo,” dico.
Le indico la parete dei giochi per cani piccoli.

“No no, li deve annusare tutti uno a uno.”

Ok.
Prende in mano una pallina che squittisce.
Gliela mostra.
Il cane la ignora.

Secondo tentativo: pupazzo a forma di anatra.
Il cane lo annusa… poi si siede.

“Ah. Si è seduto. Vuol dire che riflette.”

Nel frattempo, arriva un altro cliente.
Mi guarda come a dire: “Sta succedendo davvero?”
Io annuisco con lo sguardo.

La signora tira fuori un osso in gomma.
Il cane abbaia.
Lei si illumina.

“Lo prendo! Ma non perché ha abbaiato. È l’intonazione dell’abbaio. È più un ‘mh’ che un ‘bau’. Lui lo fa quando qualcosa lo colpisce.”

Alla cassa lo chiama “il consulente”.
Paga.
Esce.