Un giorno entra un tizio con un vecchio orologio da polso, appoggiandolo sul bancone con l’aria di chi sta portando una reliquia sacra.

“Buongiorno, devo aggiustarlo.”

Lo prendo, lo guardo. Le lancette sono ferme.

“Serve una nuova batteria?”

“No no, il problema non è quello. L’orologio va avanti di cinque minuti al giorno.”

Ah. Vabbè, capita.

“Si può regolare il meccanismo, lo sistemiamo in poco tempo.”

Lui scuote la testa.

“No, voglio che sia perfetto. Ma soprattutto, vorrei che fosse esattamente sincronizzato con il mio telefono.”

“Signore, un orologio meccanico può avere una leggera variazione giornaliera, è normale.”

Sospira. “Sì, ma io voglio che sia come l’ora del cellulare. Preciso al secondo.”

Mi trattengo dal dirgli che neanche gli orologi atomici funzionano così.